IL VALORE DELLO SCAMBIO

In una fase storica in cui i conflitti possono diventare esplosivi, anzi, possono portare a risultati implosivi, comincio ad attrezzarmi per proporre ai miei colleghi, me compresa, percorsi formativi obbligatori. Nell’obbligo voglio vedere l’occasione. All’interno di questo nuovo sistema tutto da mettere a punto, se il riferimento istituzionale è l’Ordine, lo strumento operativo sarà la Fondazione che mi hanno chiamato a presiedere: qui una riflessione che va ad ovattarsi fra le tante riflessioni che si fanno sui cambiamenti recenti; non più di qualche anno fa si leggevano
accenni di dibattito sulla arretratezza delle associazioni professionali (ordini o collegi che fossero) in una società che voleva liberarsi delle zavorre per accedere alla modernità europea. Liberalizzarsi per potersi proporre alle committenze ultra nazionali. Come se la competizione professionale fosse imbrigliata sul piano delle regole, un falso ideologico induceva a ritenere che per la maggioranza dei nostri professionisti le occasioni non potevano che strozzarsi all’interno del nostro territorio nazionale, causa la sovrastruttura dell’ordinamento professionale.
Una lettura sicuramente da approfondire ma non è ciò che mi interessa adesso. Mi preme trasmettere quanto, a distanza di pochi anni, in barba a quel dibattito, sia stato dato proprio ai nostri ordini professionali il compito di qualificare il nostro operare, di portarlo ai massimi livelli possibili.
Formarsi non solo per poter accedere a mercati professionali esteri ma, per chi lo sceglie dignitosamente, per poter offrire la propria professionalità nel proprio territorio, nella propria provincia. Ovunque sono necessari livelli sempre più alti.
Allora assieme ci porremo domande su quali ambiti tematici attestare le proposte; già che il piano formativo dovrà essere stilato a breve, sarà importante indagare sugli interessi o sugli ambiti operativi di tutti noi, gruppi di noi. Ma nell’obbligo voglio vedere l’occasione: da professionista di medio percorso penserò ai miei coetanei, mi guarderò indietro ma anche avanti, verso i giovani iscritti e verso i carichi di esperienza e la formazione obbligatoria, in maniera trasversale, ci collegherà tutti annullando le differenze anagrafiche. La formazione, rimettendo la palla al centro sulle competenze, può restituirci il vecchio valore dello scambio culturale fra giovani ed esperti: oggi tanto lontani nell’operare. Spero che sia occasione di conoscenza.
Per questo ho voglia di iniziare.
Angela Pardi